15 > 18 APRILE 2026: LA TERZA EDIZIONE

Nel segno della legalità: “La Balzana” apre la terza edizione del Conca Film Festival

Il festival ha saputo guardare anche alle ferite e alle rinascite del territorio. L’apertura del 15 aprile è stata un pugno nello stomaco e, insieme, una carezza di speranza: il docufilm “La Balzana. La storia del più grande bene confiscato alla camorra”  L’opera, diretta da Luca Marconato e prodotta da Agrorinasce, Agenzia per l’innovazione, la sicurezza e lo sviluppo del territorio, racconta la rinascita del complesso agricolo di 200 ettari a Santa Maria La Fossa, sottratto al clan dei Casalesi e oggi simbolo di legalità gestito da Agrorinasce.

la balzana trailer
la balzana trailer
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Il docufilm non è solo una narrazione cinematografica, ma un potente strumento di sensibilizzazione sul riuso sociale dei beni confiscati, e racconta come la sinergia istituzionale possa restituire risorse preziose alla collettività.

Vedere i ragazzi confrontarsi con la trasformazione di 200 ettari da feudo dei Casalesi a simbolo di legalità ha dato la misura concreta di ciò che il Conca Film Festival rappresenta: non una semplice rassegna di film, ma un presidio culturale e civile.

Storie che accendono lo sguardo

La forza di questa edizione è stata la capacità di parlare linguaggi diversi. C’è stato il cinema d’animazione e d’autore, con ospiti come Renato Chiocca, Marino Guarnieri, Letizia De Ieso, Katja Centomo, Stefano Russo e l’energia del collettivo napoletano Avamat.

Sono state proiettate opere di grande successo di pubblico e di critica, tra cui “Into the Wild”, “Campioni”, “Gagarine”, “La famiglia Belier”, “Un mondo a parte”. Ampio lo spazio riservato al cinema d’animazione, con “Il robot selvaggio”, “La tartaruga rossa”, “Totò Sapore” e la serie “Monster allergy”,  cui è dedicata una mostra. Tutto ciò accanto ai documentari tematici, come “Il sale della Terra”, “Un mondo in pericolo”, “La Balzana”, “Il soffio della terra”, “Le vie dell’acqua”. Must del festival, la mostra “CulturAut” e l’Hackathon del cinema.

Un festival che ha saputo mescolare il tappeto rosso dell’arte con la polvere dei sentieri e la concretezza dell’impegno sociale.

«Il festival – conclude il sindaco David Simone - rappresenta un’importante occasione di crescita culturale e sociale. Vogliamo che Conca diventi un luogo in cui il cinema non sia solo intrattenimento, ma un’occasione per unire le persone, valorizzare il territorio, guardare con fiducia al futuro».

Luca Trapanese al CFF26: l’amore vince sul pregiudizio

Proprio il 17 aprile, la giornata dedicata all’inclusione ha vissuto uno dei suoi momenti più toccanti con la proiezione di “Nata per te” di Fabio Mollo. In sala, Luca Trapanese ha portato la sua testimonianza di padre e di uomo delle istituzioni, parlando di un film “necessario”. Non un’opera militante, ha spiegato, ma una storia vera che mette a nudo la distanza tra una legislazione ancorata al passato e la forza dirompente dell’amore. Più che spiegare, il film lascia emergere una realtà concreta: quella di una famiglia che nasce oltre i pregiudizi.

Alba e Luca Trapanese
Alba e Luca Trapanese

«In un altro Paese non avrebbe avuto senso girarlo. In Italia, sì». Nel pomeriggio del 17 aprile, Luca Trapanese, figura nota per la sua dedizione ai valori di inclusione, amore e solidarietà, oggi anche vicepresidente del Consiglio regionale, è stato a Conca della Campania, nel casertano.

“Nata per te”, un atto necessario tra cinema e realtà

Con sua figlia Alba e una parte del cast, proveniente cooperativa “Incontatto” di Marzano Appio, Trapanese ha partecipato, nella sala allestita in palestra, a una proiezione speciale di “Nata per te”, del regista Fabio Mollo, nella giornata che il Conca Film Festival ha dedicato proprio all’inclusione. «Il film, forse più del libro da cui è tratto, che ho scritto con Luca Mercadante - ha precisato -, l’ho percepito come un atto necessario, perché ci fa vedere cosa significhi confrontarsi con una legislazione vecchia di 40 anni e una serie di pregiudizi. Non è un’opera militante, è una storia vera - ha concluso Trapanese - narrata con semplicità, per dimostrare che l’essenza della famiglia risiede nell’amore».

Agli studenti di Teano il premio “Sguardi futuri”

C’è un’immagine, tra le tante della terza edizione del Conca Film Festival, che resterà impressa più delle altre: la piccola Alba Trapanese che consegna il premio “Sguardi futuri” ai ragazzi dell’istituto “Ugo Foscolo” di Teano, vincitori dell’Hackathon della scorsa edizione del festival. Alba ha ricevuto a sua volta in dono una t-shirt realizzata su un’opera di Carmela Migliardi.

Presenti, tra gli altri, il sindaco di Conca David Simone, il suo vice Antonio Di Caprio, il capo dell’ufficio tecnico Antonio Rossi, Giovanni Esposto dell’agenzia ADV Sinopia e Giuseppe Brandi, presidente della Commissione Terzo Settore dell’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Aree fragili e Isole minori”. La rassegna è stata seguita con interesse da politici e amministratori di Conca della Campania, vedendo anche la presenza dell’assessora Elisa Di Salvo e dei consiglieri comunali Amato Sangiovanni, Pino Di Petrillo, Giovanni Di Salvo, Alessio Calce e Simone Imondi.

Sul set: l’Hackathon che forma i nuovi talenti

Nella mattinata, gli studenti di Teano e quelli dell’istituto “Michelangelo Buonarroti” di Caserta e dell’istituto “Vincenzo De Franchis” di Piedimonte Matese (con loro anche la dirigente Maddalena Di Cerbo) hanno partecipato alla nuova edizione dell’Hackathon del cinema, animata da Salvatore Novaco di 012factory Spa Società Benefit.

I ragazzi hanno avuto l’opportunità di immergersi in un vero e proprio set cinematografico, affrontando sfide creative e tecniche sotto la guida di esperti del settore. L’obiettivo era stimolare il linguaggio audiovisivo delle nuove generazioni, favorendo l’apprendimento sul campo attraverso la sperimentazione diretta. «L’Hackathon del cinema - hanno dichiarato i direttori artistici Alino e Claudia De Angelis - è uno degli eventi identitari del festival e rappresenta la nostra missione educativa e creativa».

È un passaggio che racchiude il senso profondo di una rassegna che lascia dietro di sé non solo i numeri di un successo (3000 presenze, di cui circa la metà studenti, tra proiezioni, mostre e percorsi esperienziali), ma la sensazione di una comunità che ha ritrovato nel cinema uno specchio e una direzione. Sotto la guida dei direttori artistici Alino e Claudia De Angelis, il CFF26 ha trasformato i luoghi della quotidianità in spazi di pensiero. La sala grande allestita nella palestra e la sala d’essai nella biblioteca dell’ex Municipio non sono state solo contenitori, ma i polmoni di un grande racconto, diviso per giornate tematiche: borghi, territori, benessere e inclusione.

“Le vie dell’acqua”: il racconto del Volturno

E poi c’è stata l’acqua. Quella del Volturno, protagonista de “Le vie dell’acqua” di Barbara Rossi Prudente. Gianni Solino ha presentato ai giovani un’opera che riannoda i fili della memoria del fiume più lungo del Sud, confermando come il paesaggio non sia solo sfondo, ma protagonista della nostra identità.

«Il documentario - ha rivelato Solino - racconta in modo nuovo e originale la storia del Volturno, il fiume più lungo dell’Italia meridionale,attraverso aneddoti, curiosità e ricordi tramandati nel tempo. Ho incontrato una platea curiosa e interessata; del resto, il cinema, e in particolare l’opera di Rossi Prudente, ha una forza narrativa capace di arrivare anche ai più giovani. Sono felice di aver partecipato: trovo il festival una rassegna che va ben oltre la kermesse cinematografica, ponendosi obiettivi sociali di grande rilievo».

Creatività, un potente motore d’inclusione

Tra le mostre in biblioteca (Monster Allergy e CulturAut) e i dialoghi con i custodi della terra, il CFF26 ha dimostrato che per parlare di futuro bisogna saper ascoltare il battito del territorio.

monster allergy

Il cinema che mette radici

E allora si torna a quell’immagine iniziale. La piccola Alba, il premio, gli studenti. Un gesto semplice, ma carico di significato. Al termine di questi quattro giorni, resta una Conca della Campania che per un attimo si è scoperta non periferia, ma centro di un racconto collettivo. Un festival che, come ha sottolineato il sindaco David Simone, ha saputo mescolare il tappeto rosso dell’arte con la polvere dei sentieri e la concretezza dell’impegno sociale. Da queste parti il cinema non passa: resta. E mette radici